giovedì 6 dicembre 2007

L'integrazione e l' E.D.K.

In precedenza, in altri blog ( vedi blogsliste) , abbiamo tracciato diversi aspetti dell'attività dell' E.D.K. in Svizzera per l 'integrazione degli alunni stranieri nella scuola locale,ed in particolare le Raccomandazioni rivolte ai 26 Cantoni sovrani nella politica verso le popolazioni migranti

 Integrazione con il modello elvetico

Come è avvenuto per le altre zone della Svizzera, i progetti di integrazione degli stranieri in Ticino sono stati orientati ad utilizzare quotidianamente i luoghi d'incontro degli immigrati .Come esempio è stato tenuto presente il progetto zurighese promosso dal Club Basket Korac " Sport und Integration ". Il Club è frequentato da squadre svizzere e giocatori d' origine straniera, che partecipano insieme a campionati locali e cantonali.



Dallo sport come luogo di gestione del tempo libero al servizio dell' integrazione si passa al progetto denominato " Bus " ,che come mezzo intende facilitare in diversi luoghi di transito gli incontri tra giovani immigrati e svizzeri. Si tratta di un bus a due piani messo a disposizione dal Centro per il tempo libero della città di Martigny (Vallese). Il bus si sposta periodicamente vicino alle scuole,discoteche,supermercati ,centri sociali e musei ed intende facilitare incontri e iniziative culturali per l 'integrazione degli immigrati nel territorio(http://www.terra-cognita.ch/ /projekte).



Questa stessa finalità emerge anche nel recente progetto ,finanziato sempre dall' E.K.A.," Sprache zwischen Elternhaus und Schule" ed organizzato dall' Ufficio scuola della città di Biel. Si promuove l' uso della lingua locale che tra i giovani diviene un mezzo diretto per collegare i componenti della famiglia emigrata e la scuola e per chiarire le difficoltà che si incontrano quotidianamente nei rapporti (http://www.obiettividiunprogettodintegrazione.blogspot.com/) tra scuola,genitori e figli



Il coinvolgimento delle famiglie emigrate compare anche nei programmi d' integrazione del Cantone Ticino con il progetto "Genitori,figli e operatori in una nuova realtà", sostenuto dal DFP- Dipartimento della formazione professionale e della cultura del Cantone. L' iniziativa si rivolge ai genitori dei giovani stranieri iscritti nelle classi dei pre-tirocinio d' integrazione ed ai responsabili dei Centri di accoglienza e delle associazioni umanitarie.Il pre-tirocinio di integrazione,ponendosi tra la scuola dell'obbligo e la formazione professionale,comprende un corso annuale di formazione (a tempo pieno) destinato ai ragazzi stranieri in età tra i 15 ed i 21 anni,residenti nel Cantone e giunti da poco in Svizzera

I progetti di integrazione del Ticino ,come quelli prima presentati per la Svizzera tedesca,presentano alcuni tratti comuni con altri progetti sostenuti dall' E.K.A. di Berna. Dalle esperienze che abbiamo potuto seguire, in diversi progetti emergono chiaramente comuni condizioni nell' area adolescenti e nell' area stranieri. Tutti i giovani immigrati dei diversi gruppi etnici,dagli italiani agli slavi,dagli spagnoli agli albanesi, ai turchi ,presentano nel loro rapporto con la società locale situazioni di incertezza rispetto al sè,all' identità maschile e femminile ed alle conseguenti relazioni di questi giovani nei confronti dei valori di cui sono portatori i loro genitori che da diversi decenni vivono e lavorano in Svizzera.

Ne deriva una prima riflessione che riguarda le problematiche conflittuali tra genitori immigrati e figli di seconda e terza generazione inserite in situazioni cariche di tensioni difficoltà da gestire ed affrontabili solo se c' è nel progetto la presenza di un'associazione o ente sociale o culturale ( scuole, uffici scolastici ,sindacati,enti di formazione) che possono con la loro presenza istituzionale orientare le problematiche e far fronte alle diverse esigenze e impostazioni( http://www.leggerelintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ ).

Una seconda riflessione si rivolge al processo di apprendimento della nuova lingua da parte dei giovani immigrati ( a seconda dei Cantoni tedesco,francese,italiano): con la lingua i giovani apprendono contemporaneamente tratti culturali del vivere sociale e locale che sono in contrasto con quelli del loro Paese d' origine e con quelli veicolati dai loro ambienti familiari .Si tratta di una situazione molto importante e delicata per la formazione dell' identità del giovane immigrato e per il suo processo d' integrazione.

Da non trascurare per le future iniziative in favore dell' integrazione è la terza riflessione che riguarda un altro fattore emergente : la decisione di conservare da parte dei giovani immigrati la cultura del Paese di provenienza,decisione che si rifà al diritto, più o meno riconosciuto dalle istituzioni locali, all'apprendimento della propria lingua materna durante la frequenza della scuola dell' obbligo.

Dall' insieme dei progetti d' integrazione sostenuti dall' EKA emerge sempre più forte il ruolo che lingua e cultura d' origine svolgono nel processo d'integrazione del giovane d'origine straniera, ruolo molto sentito all' interno della famiglia,da parte dei genitori e dei parenti. Di questo aspetto l' EKA ha compreso il rilevante significato,rivolgendo una particolare attenzione alla (http://www.lintegrazioneeledk.blogspot.com/ )partecipazione delle donne e delle madri immigrate alle iniziative d' integrazione, attenzione che finora non c'era stata e che era stata più volte sollecitata dai recenti documenti dell' E.D.K.- Conferenza svizzera dei direttori dell'istruzione - in relazione al ruolo fondamentale della famiglia per l' integrazione e per il successo scolastico dei giovani d'origine straniera.

In questo contesto non da trascurare é quanto emerso nel convegno di Lugano sul tema dell 'integrazione in relazione alle valutazioni espresse dal Consiglio federale, dall' E.K.A. e dall' Istituto di Studi mediterranei di Lugano : il modello svizzero di integrazione è l' esempio più riuscito in una società democratica multinazionale. Essa ha potuto, nelle varie attività integrative espletate, comporre,su iniziativa dei singoli Cantoni, conflittualità e contrasti ,dando evidenza e valore alle diversità dei gruppi etnici presenti in Svizzera.

Nell'attuazione dei diversi progetti multietnici è sortito un modello unico di integrazione ,non esportabile,ma che deve essere conosciuto dagli altri Paesi europei .Teniamo presente che attualmente Paesi come gli Stati Uniti, la Francia e la Germania,coinvolti nei noti e recenti episodi di razzismo ed intolleranza verso la seconda e/ o terza generazione di emigrati stranieri, hanno dovuto constatare lo scarso successo delle loro iniziative per l' integrazione e la loro incapacità,secondo alcuni esperti, a saper distinguere tra etnicità e nazionalità.

Certamente la Confederazione può contare, in rapporto agli altri Stati citati, su due vantaggi istituzionali : da una parte la solida struttura federalista della Svizzera, dall' altra la radicata natura multiculturale della Confederazione ( il cosiddetto quadrilinguismo elvetico)( http://www.rapportosullintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ / ).

Tutto ciò ha permesso la realizzazione di molti progetti d' integrazione ,tutti programmati ed adeguati al contesto locale ed alle esigenze espresse dai gruppi etnici interessati.

Il maggior numero di iniziative si sono realizzate nei Cantoni di lingua tedesca dove maggiore è la presenza di lavoratori stranieri. Ad essi facciamo riferimento in questa breve sintesi che va dai progetti di Zurigo a quelli di Aarau,da Coira a Lucerna, da Basilea a Winterthur( http://www.ecap.ch/ / (Esite).

 Con il motto " Da und dort Leben in zwei Welten " nel Cantone Aarau gli immigrati provenienti dall' Italia,Germania,Ungheria,Turchia e paesi dell' ex-Jugoslavia hanno potuto presentare in diverse nostre itineranti la storia della loro vita,con foto,oggetti vari e testimonianze,da quando sono partiti dal loro paese all' arrivo in Svizzera,all' impiego nel settore lavorativo. Ed è proprio alla realtà, " der Betrieb " che nel Cantone di Zurigo il G.B.I.(Gewerkschaft Bau und Industrie)-Sindacato dell'industria e delle costruzioni-realizza alcune iniziative culturali in favore dei lavoratori immigrati (incontri di informazione e formazione, corsi di tedesco di vario livello,corsi di settore),al fine di approfondire il contesto socio-industriale svizzero ,utilizzando le sei lingue dei gruppi etnici più numerosi (italiano,spagnolo,portoghese,serbo-croato,albanese,turco)(http://www.iprogettidelparlezvoussuisse.blogspot.com/ / ) .

Nel contesto migratorio un ruolo fondamentale è svolto dalla lingua locale e dalla sua padronanza, tema sostenuto nel Cantone Coira col progetto " Das Tor òffnen" ed in quello di Zurigo col progetto denomiato " Deutsche Konversation" rivolto alle donne immigrate

Le iniziative del Cantone Lucerna sono rivolte da una parte a sostenere il progetto "Integration dank Partezipation " con il coinvolgimento degli immigrati albanesi alla vita sociale e culturale del territorio, dall'altra con il progetto " Fort und Weiterbildung" si interviene del settore degli immigrati di prima generazione , in maggioranza spagnoli,che,anche dopo il pensionamento,intendono rimanere in Svizzera( http://www.politicadiintegrazionealucerna.blogspot.com/ ).

A Basilea , con l'associazione " Johanna " si organizzano corsi di lingua tedesca per donne di 41 Paesi attraverso il progetto "Lernen im Park " finanziato sempre dall' E.K.A .Sempre a Basilea le donne immigrate trovano occasione di informazione e formazione con il progetto " Deutsch und Integration im Quartier " proprio perchè la donna è una importante mediatrice culturale tra la famiglia e l' ambiente di vita e di lavoro.( http://www.bfm.admin.ch/  /bfm).

Come prima accennato,il recente congresso di Lugano ,organizzato dall' Associazione Amici di mons.Corecco e dall' Unione giuridica cattolici italiani ha sviluppato il tema " Migrazioni e pluralismo religioso "con la partecipazione di insigni relatori svizzeri ed italiani. Sono stati affrontati problemi molto importanti riguardanti la politica degli stranieri in Europa,dagli interrogativi di natura filosofica e teologica ai problemi della povertà e della disuguaglianza, dalla tolleranza alla globalizzazione , alle diverse esperienze di integrazione attuate in quest' ultimo decennio nei Paesi europei.

Attualmente in Svizzera la popolazione straniera raggiunge un milione e 500mila di persone,pari a circa il 22% ; nel 2000 gli stranieri erano un milione e419mila,pari al 19,7o%,nel 2008 sono oltre un milione e 700mila (http://www.bfs.admin.ch/ ).
Tra tutti gli interventi e le successive discussioni tra gli esperti del settore,a Lugano si è avuto conferma del fatto che le migrazioni ,in Svizzera e in tutta Europa, non sono da considerarsi un fenomeno transitorio ,ma costituiscono ormai un dato di fatto con cui le società occidentali ,industrializzate e ricche,dovranno continuare a tener conto e su cui confrontarsi,nella ricerca di soluzioni integrative efficaci e possibilmente concertate tra i Paesi interessati ai fenomeni migratori. In questo ambito ,nonostante alcune lievi modifiche da apportare,la politica svizzera di interazione è stata indicata a modello ,considerato che la Confederazione ha saputo garantire la convivenza pacifica della popolazione con le varie componenti straniere,anche nel settore religioso.(grande è il numero delle religioni presenti in tutti i Cantoni).Così,grazie alla struttura federalista che lascia ai Cantoni la gestione delle iniziative e dei progetti, (http://www.isabern.ch/ /upload),l' integrazione ha potuto svilupparsi nel territorio della Confederazione,evitando episodi e conflittualità spesso emerse in altri Paesi vicini,come per esempio, la Germania,la Francia e l'Inghilterra.

Alla popolazione straniera i poteri amministrativi locali hanno dedicato una serie di interventi che,superando l'ottica degli enti assistenziali privati,sono stati assunti con carattere di priorità in modo istituzionale dalla Commissione federale per gli stranieri ( E.K.A. - Eidgenòssische Konsulative Auslànderkommission ) di Berna( http://www.eka.webservice.de/ /projekte).

Così dall' inizio del 2000 la Confederazione ha stanziato fondi specifici ( a partire da 10 milioni di franchi all' anno- e in progressione ogni anno ) per favorire in diversi settori l 'integrazione degli stranieri in Svizzera,affidando ai singoli Cantoni l'attuazione diretta delle iniziative scelte. I Cantoni si sono dimostrati molto responsabili e sensibili verso le diverse situazioni locali ed hanno saputo programmare e realizzare gli interventi .
Naturalmente è chiaro che il Consiglio federale non può attuare ( http://www.ejpd.admin.ch/ /ejpod) una politica dell 'integrazione senza considerare le opinioni popolari provenienti o prevalenti nei Cantoni e le conseguenti situazioni ed atteggiamenti nei confronti dell' integrazione. In relazione a ciò nei prossimi mesi verranno presentate in Svizzera, ad opera degli organismi federali competenti, importanti iniziative politiche ,quali,per esempio :

A – Il Rapporto annuale “Attuazione del pacchetto di misure d’ integrazione “ che,presentato il 22 agosto 2007 dal Consiglio Federale,è costituito da un protocollo di 45 misure d’integrazione sviluppate da 14 servizi federali con l’appoggio di diverse istituzioni cantonali.

B – Il gruppo di lavoro interdipartimentale per la questione delle migrazioni – GIM -, sotto la direzione dell’Ufficio Federale della Migrazione -UFM- è stato incaricato del coordinamento globale dell’attuazione delle deliberate misure. Ciò è avvenuto durante la riunione del GIM del 14 gennaio 2009. Il pacchetto di interventi e i lavori di attuazione sono stati considerati ampiamente realizzati dai partner del mondo economico,politico e sociale.

C – Il sostegno del Consiglio Federale ai “ Progetti urbani” nelle aree abitative al fine di migliorare la qualità di vita e di promuovere l’ integrazione sociale nei quartieri caratterizzati da una dinamica di sviluppo problematica. L’Ufficio Federale dello sviluppo territoriale (ARE ,che assicura la direzione dei progetto),l’
Ufficio federale della Migrazione(UFM), l’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB),l’Ufficio federale dello sport (UFSPO),il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) e la Commissione federale della migrazione hanno lanciato e sostenuto il programma “ Progetti urbani – integrazione sociale nelle zone abitative “, nel quadro di una collaborazione interdipartimentale. Durante la fase pilota di quattro anni ( 2008-2012),il citato programma comporterà complessivamente unici progetti di sviluppo e di rinnovamento dei quartieri.( http://www.ejpd.admin.ch/ / themen)

D – L’ entrata in vigore dal 1. gennaio 2008 della nuova Legge federale sugli stranieri è offerta ai Comuni la possibilità, fondandosi sull’articolo 54 , di vincolare il rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata alla condizione che lo straniero frequenti un corso di lingue o d’ integrazione .Tale obbligo di frequenza di un corso può essere stabilito tramite un accordo d’integrazione. Per i Cantoni che intendono fare uso di questa disposizione ,l’UFM ha elaborato pertinenti raccomandazioni in un modello di “ accordo d’integrazione” ed una guida per l’ impiego di tali accordi . I documenti ,ad eccezione delle raccomandazioni,possono essere adeguati alla situazione specifica dei Cantoni che intendono utilizzare tali indicazioni e tali strumenti . Su di essi e sui modi diversi di attuazione,la televisone svizzera SRG-SSR- Idée Suisse ha dedicato dal 10 aprile 2008 una serie di interessanti servizi dedicati una settimana a “ l’ integrazione : tutti ne parlano “ (http://www.srgssrideesuisse.ch/ ) e seguiti da molto pubblico.

L’articolato percorso degli interventi che abbiamo descritto e degli organismi federali ,cantonali e comunali coinvolti nelle diverse attività finalizzate al miglioramento dell’integrazione nelle comunità immigrate testimoniano il fatto che in Svizzera l’attuazione di progetti in materia di politica d’ integrazione segue vie pragmatiche e, diciamo, orizzontali. Pertanto le posizioni o le possibilità cambiano a seconda del campo d’azione, dell’attore e della situazione politica locale. E questo è il procedere tipico per la Svizzera federalista che, a seconda della sensibilità delle varie parti che compongono la Confederazione , può essere differente ma certamente dinamico ed innovativo. E’ quindi sicuro che la politica d’ integrazione in Svizzera può essere attuata esclusivamente nel quadro,come abbiamo prima presentato, di una stretta collaborazione tra i diversi livelli statali (federale,cantonale,comunale),nonché con l’appoggio attivo di attori privati, in particolare delle parti sociali e delle organizzazioni di immigrati .I livelli e gli attori prima menzionati vengono concretamente coinvolti nella programmazione e realizzazione degli interventi in favore della popolazione immigrata , i cui rappresentanti sono già invitati ai dibattiti sulle attuali tematiche in quattro incontri regionali a Berna(11 febbraio 2009),a Winterthur (27 febbraio 2009), a Lucerna (27 marzo 2oo9),a Losanna ( 31 marzo 2oo9 )( http://www.bfm.admin.ch/ ) . L’obiettivo di questo procedere e di questi dibattiti è sempre quello di stabilire se gli attuali principi della politica svizzera i n materia d’ integrazione vanno nella direzione giusta e sono adeguati alle sfide poste oggi alla politica integrativa.  vittorio  gazerro -vi ga