“PARLEZ-VOUS SUISSE?“ – 12 TESI
Una piattaforma di 15 organizzazioni svizzere ha definito unanimemente la promozione della
diversità linguistica , della comprensione e dell' integrazione nella Confederazione Elvetica.
La Comunità di lavoro “PARLEZ-VOUS SUISSE?” promuove la diversità linguistica e la comprensione fra le comunità linguistiche nel nostro paese. Le seguenti dodici tesi costituiscono una piattaforma di base comune alle organizzazioni coinvolte. Queste organizzazioni, in parte molto differenti tra loro, intendono far vivere lo spirito della piattaforma nell’ambito delle loro attività e invitano tutte le persone e gli enti interessati ad unirsi alla Comunità e a fare altrettanto.
Una condizione necessaria per favorire la ricchezza linguistica e culturale e la comprensione in Svizzera è costituita da adeguate premesse legali che, a livello nazionale, permettano di dar seguito al mandato costi-tuzionale (art. 70 della Costituzione), fornendo alla Confederazione le basi e i mezzi indispensabili per lo sviluppo di un’appropriata politica linguistica. La Comunità di lavoro esige pertanto che il Consiglio Federale rimetta rapidamente all’ordine del giorno la nuova Legge sulle lingue e sulla comprensione e che la sotto-metta al Parlamento, affinché questo possa vararla in tempi stretti.
LE DODICI TESI
1. Il quadri- e il multilinguismo come pure la ricchezza culturale costituiscono per il futuro della Svizzera una chance insostituibile e di grande valore.
2. Il plurilinguismo è una risorsa culturale ed economica per gli individui e per la società. Esso rappresenta una chance per maggiore benessere individuale e sociale.
3. Le quattro lingue nazionali formano la spina dorsale del nostro sistema culturale e sociale. A queste si aggiungono le lingue e culture dell’immigrazione che vanno accolte e integrate. Questa è una chance per più democrazia.
4. Plurilinguismo e diversità culturale concernono tutti in questo paese. E’ perciò compito della Confedera-zione assumere problemi e interessi che ne derivano sviluppando una politica linguistica efficace, collo-cata al di sopra delle pretese ragionali e cantonali, e impostata sul principio della sussidiarietà.
5. Comunità linguistiche diverse fanno parte della natura della Svizzera. Assicurare l’esistenza delle loro culture e delle loro istituzioni è una premessa per l’esistenza futura di un paese costituito sulla volontà e sul consenso e pure per la sua irradiazione sull’Europa che a sua volta cerca l’unità nella diversità.
6. Cantoni multilingui assieme ad un’amministrazione multilingue sono una parte integrante e di alto valo-re simbolico dell’identità svizzera. La Confederazione è perciò chiamata, nell’interesse di tutti, a soste-nere adeguatamente entrambi.
7. Nuove realtà creano nuovi bisogni. Per una loro adeguata comprensione è necessaria un’istituzione nazionale, sostenuta dalla Confederazione, che assuma la forma di un centro di competenza o di una struttura analoga. Il suo compito sarà di osservare e indagare sistematicamente la realtà multiculturale e multilingue, di fornire servizi e assistenza e di favorire la consapevolezza per l’importanza delle lingue e delle culture.
8. Il ruolo della scuola per lo sviluppo di un plurilinguismo individuale e di una consapevolezza per l’importanza delle lingue e delle culture è decisivo. Dalla scuola dipende in misura considerevole la possibilità di effettivamente assicurare un futuro al quadri- e al plurilinguismo. Tutti i giovani devono pertanto avere il diritto di imparare almeno due lingue nazionali e una lingua di grande diffusione mon-diale nella scuola dell’obbligo.
9. Un insegnamento valido ed efficace è necessario affinché la scuola possa far fronte alle esigenze del multilinguismo. A tale scopo vanno sviluppate maggiormente le innovazioni didattiche e sfruttate meglio le possibilità di scambio che il nostro paese offre.
10. Anche fuori della scuola incontri e attività di scambio possono contribuire alla cono-scenza reciproca e alla coesione nazionale. Tali attività sono da favorire a tutti i livelli.
11. Il multilinguismo e la diversità culturale vivono tra l’altro grazie all’iniziativa e alle attività di numerose organizzazioni della società civile che svolgono un lavoro indispensabile. Il sostegno e la promozione di queste organizzazioni fa parte di una politica linguistica e culturale di carattere nazionale.
12. Data l’importanza dei media nella nostra società, il loro ruolo per la coesione nazionale e per una realtà linguistica viva e dinamica è essenziale. Misure di promozione e di sostegno sono pertanto auspicabili anche in questo campo.
Le seguenti organizzazioni sottoscrivono queste 12 tesi e formano così la Comunità
di lavoro “PARLEZ-VOUS SUISSE?”:
Association suisse de linguistique appliquée
Coscienza Svizzera
Délégation à la langue française
Fondazione Lingue e Culture
Forum Helveticum
Lia Rumantscha
Maison Latine
Nuova Società Elvetica
Osservatorio linguistico della Svizzera italiana
Pro Grigioni Italiano
Rencontres Suisses-Treffpunkt Schweiz
Service de Presse Suisse
Sprachkreis Deutsch
Société Suisse de Linguistique
Stiftung Forum für die Zweisprachigkeit.
ch scambio di giovani contribuisce come consulente.
25 ottobre 2004
COMMENTO ALLE DODICI TESI
Il seguente commento è il risultato delle discussioni che hanno accompagnato la stesura delle dodici tesi. Approfondiscono taluni aspetti delle tesi e rispecchiano la varietà d’interessi e posizioni delle organizzazioni che fanno parte della Comunità.
Introduzione
La nostra epoca è caratterizzata da profonde e repentine trasformazioni in tutti i settori della società il cui significato può solo essere intuito. Nella gente ciò genera insicurezza ed è all’origine di tensioni e ostilità. In particolare l’ultimo decennio ha mostrato come incomprensioni e intolleranza, chiusura e bieco egoismo possano essere causa di forti conflitti e guerre sanguinose. Dentro questo orizzonte si delineano delle grandi sfide per le lingue e le culture, intese come basi dell’identità e della comprensione reciproca degli uomini. La ricerca di nuove forme di dignitosa e pacifica convivenza, quindi anche di nuove identità, ci concerne tutti, proprio anche in Svizzera, un paese che ha avuto negli ultimi decenni la fortuna di veder convivere pacificamente diverse lingue e culture. Questa fortuna ci impegna di fronte a tutti i cittadini di questo paese e soprattutto di fronte alle nuove generazioni. La Comunità di lavoro “PARLEZ-VOUS SUISSE?” vuole assumere questa responsabilità.
1.
Nel mondo della comunicazione e della mobilità globale – un fenomeno che apre possibilità di contatto quasi illimitate tra le persone, ma che comporta anche il rischio dell’isolamento delle comunità e il pericolo dell’omogeneizzazione linguistica e culturale –, il nostro paese è chiamato a far ricorso alle sue risorse più valide e a promuovere la propria ricchezza linguistico-culturale in tutti i settori della vita pubblica e privata. Il plurilinguismo e la multiculturalità sono una condizione necessaria dell’identità politica e culturale del nostro paese. Una coscienza linguistica e culturale aperta si profila quale opportunità per maggiore umanità, maggiore tolleranza e per un’accettazione attiva dell’Altro. Con ciò sarà possibile in futuro rafforzare la comprensione reciproca e la coesione nazionale.
2.
Il plurilinguismo può dimostrare la sua importanza in tutti gli ambiti della vita privata e pubblica, anzitutto come elemento d’identità, ma poi anche come fattore di stimolo per l’attività economica. Analogamente alla diversità ecologica anche quella linguistica è in grado di contribuire al miglioramento della nostra qualità di vita. Inoltre nel mondo del lavoro il plurilinguismo può comportare vantaggi non indifferenti in quanto risorsa sovente richiesta come requisito.
3.
Nel nostro paese il rafforzamento delle lingue e culture nazionali è prioritaria, ma va di pari passo con una tolleranza attiva nei confronti delle altre lingue e culture che sono fonte di arricchimento. Il mantenimento della nostra tradizione linguistico-culturale è possibile solo se riusciamo a creare una cultura politica e nuove forme di convivenza che al tempo stesso accettano la presenza delle lingue e culture della migrazione e si aprono nei confronti del mondo.
4.
La forza del nostro paese sta tra l’altro nel sistema politico che in base ai principi del federalismo attribuisce agli interessi dei Cantoni un ruolo decisivo. In ossequio a questo orientamento è necessario che anche nell’ambito linguistico-culturale vi sia un potere capace di mediare e assicurare i necessari equilibri. Questo potere deve essere assunto dalla Confederazione quale istanza sovraordinata, capace di mettersi al servi-zio delle regioni e dei Cantoni.
5.
Le minoranze devono essere riconosciute non solo formalmente ma anche nei fatti. Un minimo di reciprocità tra maggioranze e minorane è indispensabile. Ciò implica che le quattro lingue e culture nazionali vengano prese in considerazione nelle scuole in tutta la Svizzera.
6.
L’amministrazione federale deve continuare ad assumere personale proveniente da tutte le regioni e pure ad essere presente in tutte le parti del paese. I Cantoni multilingui meritano il riconoscimento e il sostegno di tutta la comunità per le prestazioni supplementari derivanti dal sostegno del plurilinguismo. Alle aree bilin-gui a ridosso della frontiera linguistica va prestata particolare attenzione.
7.
Le realtà multilingui e multiculturali del nostro paese sono già state esplorate in modo ragguardevole. La loro importanza richiede però ulteriori sforzi, anche per poter mettere a disposizione risorse e servizi neces-sari per affrontare nuove esigenze ad es. nella scuola, nella giustizia, nella sanità.
8.
Tutti i giovani devono pertanto avere il diritto di imparare almeno due lingue nazionali e una lingua di grande diffusione mondiale nella scuola dell’obbligo. Ciò è tra l’altro in sintonia con gli indirizzi a livello europeo che prevedono l’apprendimento della lingua del vicino e di una lingua a grande diffusione mondiale. Alla prima lingua, quella parlata nel luogo, occorre attribuire un’attenzione particolare. Inoltre è opportuno che nella scuola obbligatoria gli allievi abbiano la possibilità di apprendere una terza lingua nazionale. Nella Svizzera tedesca la scuola deve curare in modo consapevole e sistematico il “buon tedesco”.
9.
Un forte rinnovamento dell’insegnamento linguistico è in atto da parecchi anni. Insegnamento per immer-sione, apprendimento precoce di una seconda e di una terza lingua, lavoro per progetti, sensibilizzazione linguistica, scambi linguistici, introduzione del portfolio linguistico europeo sono solo alcune delle opportunità innovative da realizzare.
10.
Progetti di scambi interculturali che nella maggior parte dei paesi europei possono essere realizzati solo andando oltre le proprie frontiere, in Svizzera sono fattibili tra le diverse regioni. Questa preziosa opportu-nità non viene sfruttata a sufficienza e dovrebbe essere promossa a tutti i livelli. Ecco alcuni esempi: incontri tra giovani, progetti-tandem, gemellaggi tra comuni, scambi tra artisti, scrittori, giornalisti e, nel set-tore economico, tra apprendisti e dipendenti.
11.
Queste e organizzazioni sono presenti nella realtà quotidiana e fanno da necessario e ideale complemento alle istituzioni cantonali e nazionali con le loro attività di ampia portata. Il sostegno e la promozione di queste organizzazioni fa parte di una politica linguistica e culturale di carattere nazionale.
12.
Questo ruolo attiene sia ai media elettronici - in particolare la SRG SSR idée suisse con la sua funzione di servizio pubblico per le quattro lingue nazionali – sia ai media scritti. I media rappresentano da un lato la ricchezza linguistica e culturale della Svizzera, dall’altro lato permettono di far conoscere le regioni e la loro mentalità grazie al lavoro dei corrispondenti e delle agenzie di stampa. Misure di promozione e di sostegno sono pertanto auspicabili anche in questo campo. ( a cura di vi.ga. )
25 ottobre 2004
giovedì 29 aprile 2010
giovedì 6 dicembre 2007
L'integrazione e l' E.D.K.
In precedenza, in altri blog ( vedi blogsliste) , abbiamo tracciato diversi aspetti dell'attività dell' E.D.K. in Svizzera per l 'integrazione degli alunni stranieri nella scuola locale,ed in particolare le Raccomandazioni rivolte ai 26 Cantoni sovrani nella politica verso le popolazioni migranti
Integrazione con il modello elvetico
Come è avvenuto per le altre zone della Svizzera, i progetti di integrazione degli stranieri in Ticino sono stati orientati ad utilizzare quotidianamente i luoghi d'incontro degli immigrati .Come esempio è stato tenuto presente il progetto zurighese promosso dal Club Basket Korac " Sport und Integration ". Il Club è frequentato da squadre svizzere e giocatori d' origine straniera, che partecipano insieme a campionati locali e cantonali.
Dallo sport come luogo di gestione del tempo libero al servizio dell' integrazione si passa al progetto denominato " Bus " ,che come mezzo intende facilitare in diversi luoghi di transito gli incontri tra giovani immigrati e svizzeri. Si tratta di un bus a due piani messo a disposizione dal Centro per il tempo libero della città di Martigny (Vallese). Il bus si sposta periodicamente vicino alle scuole,discoteche,supermercati ,centri sociali e musei ed intende facilitare incontri e iniziative culturali per l 'integrazione degli immigrati nel territorio(http://www.terra-cognita.ch/ /projekte).
Questa stessa finalità emerge anche nel recente progetto ,finanziato sempre dall' E.K.A.," Sprache zwischen Elternhaus und Schule" ed organizzato dall' Ufficio scuola della città di Biel. Si promuove l' uso della lingua locale che tra i giovani diviene un mezzo diretto per collegare i componenti della famiglia emigrata e la scuola e per chiarire le difficoltà che si incontrano quotidianamente nei rapporti (http://www.obiettividiunprogettodintegrazione.blogspot.com/) tra scuola,genitori e figli
Il coinvolgimento delle famiglie emigrate compare anche nei programmi d' integrazione del Cantone Ticino con il progetto "Genitori,figli e operatori in una nuova realtà", sostenuto dal DFP- Dipartimento della formazione professionale e della cultura del Cantone. L' iniziativa si rivolge ai genitori dei giovani stranieri iscritti nelle classi dei pre-tirocinio d' integrazione ed ai responsabili dei Centri di accoglienza e delle associazioni umanitarie.Il pre-tirocinio di integrazione,ponendosi tra la scuola dell'obbligo e la formazione professionale,comprende un corso annuale di formazione (a tempo pieno) destinato ai ragazzi stranieri in età tra i 15 ed i 21 anni,residenti nel Cantone e giunti da poco in Svizzera
I progetti di integrazione del Ticino ,come quelli prima presentati per la Svizzera tedesca,presentano alcuni tratti comuni con altri progetti sostenuti dall' E.K.A. di Berna. Dalle esperienze che abbiamo potuto seguire, in diversi progetti emergono chiaramente comuni condizioni nell' area adolescenti e nell' area stranieri. Tutti i giovani immigrati dei diversi gruppi etnici,dagli italiani agli slavi,dagli spagnoli agli albanesi, ai turchi ,presentano nel loro rapporto con la società locale situazioni di incertezza rispetto al sè,all' identità maschile e femminile ed alle conseguenti relazioni di questi giovani nei confronti dei valori di cui sono portatori i loro genitori che da diversi decenni vivono e lavorano in Svizzera.
Ne deriva una prima riflessione che riguarda le problematiche conflittuali tra genitori immigrati e figli di seconda e terza generazione inserite in situazioni cariche di tensioni difficoltà da gestire ed affrontabili solo se c' è nel progetto la presenza di un'associazione o ente sociale o culturale ( scuole, uffici scolastici ,sindacati,enti di formazione) che possono con la loro presenza istituzionale orientare le problematiche e far fronte alle diverse esigenze e impostazioni( http://www.leggerelintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ ).
Una seconda riflessione si rivolge al processo di apprendimento della nuova lingua da parte dei giovani immigrati ( a seconda dei Cantoni tedesco,francese,italiano): con la lingua i giovani apprendono contemporaneamente tratti culturali del vivere sociale e locale che sono in contrasto con quelli del loro Paese d' origine e con quelli veicolati dai loro ambienti familiari .Si tratta di una situazione molto importante e delicata per la formazione dell' identità del giovane immigrato e per il suo processo d' integrazione.
Da non trascurare per le future iniziative in favore dell' integrazione è la terza riflessione che riguarda un altro fattore emergente : la decisione di conservare da parte dei giovani immigrati la cultura del Paese di provenienza,decisione che si rifà al diritto, più o meno riconosciuto dalle istituzioni locali, all'apprendimento della propria lingua materna durante la frequenza della scuola dell' obbligo.
Dall' insieme dei progetti d' integrazione sostenuti dall' EKA emerge sempre più forte il ruolo che lingua e cultura d' origine svolgono nel processo d'integrazione del giovane d'origine straniera, ruolo molto sentito all' interno della famiglia,da parte dei genitori e dei parenti. Di questo aspetto l' EKA ha compreso il rilevante significato,rivolgendo una particolare attenzione alla (http://www.lintegrazioneeledk.blogspot.com/ )partecipazione delle donne e delle madri immigrate alle iniziative d' integrazione, attenzione che finora non c'era stata e che era stata più volte sollecitata dai recenti documenti dell' E.D.K.- Conferenza svizzera dei direttori dell'istruzione - in relazione al ruolo fondamentale della famiglia per l' integrazione e per il successo scolastico dei giovani d'origine straniera.
In questo contesto non da trascurare é quanto emerso nel convegno di Lugano sul tema dell 'integrazione in relazione alle valutazioni espresse dal Consiglio federale, dall' E.K.A. e dall' Istituto di Studi mediterranei di Lugano : il modello svizzero di integrazione è l' esempio più riuscito in una società democratica multinazionale. Essa ha potuto, nelle varie attività integrative espletate, comporre,su iniziativa dei singoli Cantoni, conflittualità e contrasti ,dando evidenza e valore alle diversità dei gruppi etnici presenti in Svizzera.
Nell'attuazione dei diversi progetti multietnici è sortito un modello unico di integrazione ,non esportabile,ma che deve essere conosciuto dagli altri Paesi europei .Teniamo presente che attualmente Paesi come gli Stati Uniti, la Francia e la Germania,coinvolti nei noti e recenti episodi di razzismo ed intolleranza verso la seconda e/ o terza generazione di emigrati stranieri, hanno dovuto constatare lo scarso successo delle loro iniziative per l' integrazione e la loro incapacità,secondo alcuni esperti, a saper distinguere tra etnicità e nazionalità.
Certamente la Confederazione può contare, in rapporto agli altri Stati citati, su due vantaggi istituzionali : da una parte la solida struttura federalista della Svizzera, dall' altra la radicata natura multiculturale della Confederazione ( il cosiddetto quadrilinguismo elvetico)( http://www.rapportosullintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ / ).
Tutto ciò ha permesso la realizzazione di molti progetti d' integrazione ,tutti programmati ed adeguati al contesto locale ed alle esigenze espresse dai gruppi etnici interessati.
Il maggior numero di iniziative si sono realizzate nei Cantoni di lingua tedesca dove maggiore è la presenza di lavoratori stranieri. Ad essi facciamo riferimento in questa breve sintesi che va dai progetti di Zurigo a quelli di Aarau,da Coira a Lucerna, da Basilea a Winterthur( http://www.ecap.ch/ / (Esite).
Con il motto " Da und dort Leben in zwei Welten " nel Cantone Aarau gli immigrati provenienti dall' Italia,Germania,Ungheria,Turchia e paesi dell' ex-Jugoslavia hanno potuto presentare in diverse nostre itineranti la storia della loro vita,con foto,oggetti vari e testimonianze,da quando sono partiti dal loro paese all' arrivo in Svizzera,all' impiego nel settore lavorativo. Ed è proprio alla realtà, " der Betrieb " che nel Cantone di Zurigo il G.B.I.(Gewerkschaft Bau und Industrie)-Sindacato dell'industria e delle costruzioni-realizza alcune iniziative culturali in favore dei lavoratori immigrati (incontri di informazione e formazione, corsi di tedesco di vario livello,corsi di settore),al fine di approfondire il contesto socio-industriale svizzero ,utilizzando le sei lingue dei gruppi etnici più numerosi (italiano,spagnolo,portoghese,serbo-croato,albanese,turco)(http://www.iprogettidelparlezvoussuisse.blogspot.com/ / ) .
Nel contesto migratorio un ruolo fondamentale è svolto dalla lingua locale e dalla sua padronanza, tema sostenuto nel Cantone Coira col progetto " Das Tor òffnen" ed in quello di Zurigo col progetto denomiato " Deutsche Konversation" rivolto alle donne immigrate
Le iniziative del Cantone Lucerna sono rivolte da una parte a sostenere il progetto "Integration dank Partezipation " con il coinvolgimento degli immigrati albanesi alla vita sociale e culturale del territorio, dall'altra con il progetto " Fort und Weiterbildung" si interviene del settore degli immigrati di prima generazione , in maggioranza spagnoli,che,anche dopo il pensionamento,intendono rimanere in Svizzera( http://www.politicadiintegrazionealucerna.blogspot.com/ ).
A Basilea , con l'associazione " Johanna " si organizzano corsi di lingua tedesca per donne di 41 Paesi attraverso il progetto "Lernen im Park " finanziato sempre dall' E.K.A .Sempre a Basilea le donne immigrate trovano occasione di informazione e formazione con il progetto " Deutsch und Integration im Quartier " proprio perchè la donna è una importante mediatrice culturale tra la famiglia e l' ambiente di vita e di lavoro.( http://www.bfm.admin.ch/ /bfm).
Come prima accennato,il recente congresso di Lugano ,organizzato dall' Associazione Amici di mons.Corecco e dall' Unione giuridica cattolici italiani ha sviluppato il tema " Migrazioni e pluralismo religioso "con la partecipazione di insigni relatori svizzeri ed italiani. Sono stati affrontati problemi molto importanti riguardanti la politica degli stranieri in Europa,dagli interrogativi di natura filosofica e teologica ai problemi della povertà e della disuguaglianza, dalla tolleranza alla globalizzazione , alle diverse esperienze di integrazione attuate in quest' ultimo decennio nei Paesi europei.
Attualmente in Svizzera la popolazione straniera raggiunge un milione e 500mila di persone,pari a circa il 22% ; nel 2000 gli stranieri erano un milione e419mila,pari al 19,7o%,nel 2008 sono oltre un milione e 700mila (http://www.bfs.admin.ch/ ).
Tra tutti gli interventi e le successive discussioni tra gli esperti del settore,a Lugano si è avuto conferma del fatto che le migrazioni ,in Svizzera e in tutta Europa, non sono da considerarsi un fenomeno transitorio ,ma costituiscono ormai un dato di fatto con cui le società occidentali ,industrializzate e ricche,dovranno continuare a tener conto e su cui confrontarsi,nella ricerca di soluzioni integrative efficaci e possibilmente concertate tra i Paesi interessati ai fenomeni migratori. In questo ambito ,nonostante alcune lievi modifiche da apportare,la politica svizzera di interazione è stata indicata a modello ,considerato che la Confederazione ha saputo garantire la convivenza pacifica della popolazione con le varie componenti straniere,anche nel settore religioso.(grande è il numero delle religioni presenti in tutti i Cantoni).Così,grazie alla struttura federalista che lascia ai Cantoni la gestione delle iniziative e dei progetti, (http://www.isabern.ch/ /upload),l' integrazione ha potuto svilupparsi nel territorio della Confederazione,evitando episodi e conflittualità spesso emerse in altri Paesi vicini,come per esempio, la Germania,la Francia e l'Inghilterra.
Alla popolazione straniera i poteri amministrativi locali hanno dedicato una serie di interventi che,superando l'ottica degli enti assistenziali privati,sono stati assunti con carattere di priorità in modo istituzionale dalla Commissione federale per gli stranieri ( E.K.A. - Eidgenòssische Konsulative Auslànderkommission ) di Berna( http://www.eka.webservice.de/ /projekte).
Così dall' inizio del 2000 la Confederazione ha stanziato fondi specifici ( a partire da 10 milioni di franchi all' anno- e in progressione ogni anno ) per favorire in diversi settori l 'integrazione degli stranieri in Svizzera,affidando ai singoli Cantoni l'attuazione diretta delle iniziative scelte. I Cantoni si sono dimostrati molto responsabili e sensibili verso le diverse situazioni locali ed hanno saputo programmare e realizzare gli interventi .
Naturalmente è chiaro che il Consiglio federale non può attuare ( http://www.ejpd.admin.ch/ /ejpod) una politica dell 'integrazione senza considerare le opinioni popolari provenienti o prevalenti nei Cantoni e le conseguenti situazioni ed atteggiamenti nei confronti dell' integrazione. In relazione a ciò nei prossimi mesi verranno presentate in Svizzera, ad opera degli organismi federali competenti, importanti iniziative politiche ,quali,per esempio :
A – Il Rapporto annuale “Attuazione del pacchetto di misure d’ integrazione “ che,presentato il 22 agosto 2007 dal Consiglio Federale,è costituito da un protocollo di 45 misure d’integrazione sviluppate da 14 servizi federali con l’appoggio di diverse istituzioni cantonali.
B – Il gruppo di lavoro interdipartimentale per la questione delle migrazioni – GIM -, sotto la direzione dell’Ufficio Federale della Migrazione -UFM- è stato incaricato del coordinamento globale dell’attuazione delle deliberate misure. Ciò è avvenuto durante la riunione del GIM del 14 gennaio 2009. Il pacchetto di interventi e i lavori di attuazione sono stati considerati ampiamente realizzati dai partner del mondo economico,politico e sociale.
C – Il sostegno del Consiglio Federale ai “ Progetti urbani” nelle aree abitative al fine di migliorare la qualità di vita e di promuovere l’ integrazione sociale nei quartieri caratterizzati da una dinamica di sviluppo problematica. L’Ufficio Federale dello sviluppo territoriale (ARE ,che assicura la direzione dei progetto),l’
Ufficio federale della Migrazione(UFM), l’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB),l’Ufficio federale dello sport (UFSPO),il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) e la Commissione federale della migrazione hanno lanciato e sostenuto il programma “ Progetti urbani – integrazione sociale nelle zone abitative “, nel quadro di una collaborazione interdipartimentale. Durante la fase pilota di quattro anni ( 2008-2012),il citato programma comporterà complessivamente unici progetti di sviluppo e di rinnovamento dei quartieri.( http://www.ejpd.admin.ch/ / themen)
D – L’ entrata in vigore dal 1. gennaio 2008 della nuova Legge federale sugli stranieri è offerta ai Comuni la possibilità, fondandosi sull’articolo 54 , di vincolare il rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata alla condizione che lo straniero frequenti un corso di lingue o d’ integrazione .Tale obbligo di frequenza di un corso può essere stabilito tramite un accordo d’integrazione. Per i Cantoni che intendono fare uso di questa disposizione ,l’UFM ha elaborato pertinenti raccomandazioni in un modello di “ accordo d’integrazione” ed una guida per l’ impiego di tali accordi . I documenti ,ad eccezione delle raccomandazioni,possono essere adeguati alla situazione specifica dei Cantoni che intendono utilizzare tali indicazioni e tali strumenti . Su di essi e sui modi diversi di attuazione,la televisone svizzera SRG-SSR- Idée Suisse ha dedicato dal 10 aprile 2008 una serie di interessanti servizi dedicati una settimana a “ l’ integrazione : tutti ne parlano “ (http://www.srgssrideesuisse.ch/ ) e seguiti da molto pubblico.
L’articolato percorso degli interventi che abbiamo descritto e degli organismi federali ,cantonali e comunali coinvolti nelle diverse attività finalizzate al miglioramento dell’integrazione nelle comunità immigrate testimoniano il fatto che in Svizzera l’attuazione di progetti in materia di politica d’ integrazione segue vie pragmatiche e, diciamo, orizzontali. Pertanto le posizioni o le possibilità cambiano a seconda del campo d’azione, dell’attore e della situazione politica locale. E questo è il procedere tipico per la Svizzera federalista che, a seconda della sensibilità delle varie parti che compongono la Confederazione , può essere differente ma certamente dinamico ed innovativo. E’ quindi sicuro che la politica d’ integrazione in Svizzera può essere attuata esclusivamente nel quadro,come abbiamo prima presentato, di una stretta collaborazione tra i diversi livelli statali (federale,cantonale,comunale),nonché con l’appoggio attivo di attori privati, in particolare delle parti sociali e delle organizzazioni di immigrati .I livelli e gli attori prima menzionati vengono concretamente coinvolti nella programmazione e realizzazione degli interventi in favore della popolazione immigrata , i cui rappresentanti sono già invitati ai dibattiti sulle attuali tematiche in quattro incontri regionali a Berna(11 febbraio 2009),a Winterthur (27 febbraio 2009), a Lucerna (27 marzo 2oo9),a Losanna ( 31 marzo 2oo9 )( http://www.bfm.admin.ch/ ) . L’obiettivo di questo procedere e di questi dibattiti è sempre quello di stabilire se gli attuali principi della politica svizzera i n materia d’ integrazione vanno nella direzione giusta e sono adeguati alle sfide poste oggi alla politica integrativa. vittorio gazerro -vi ga
Integrazione con il modello elvetico
Come è avvenuto per le altre zone della Svizzera, i progetti di integrazione degli stranieri in Ticino sono stati orientati ad utilizzare quotidianamente i luoghi d'incontro degli immigrati .Come esempio è stato tenuto presente il progetto zurighese promosso dal Club Basket Korac " Sport und Integration ". Il Club è frequentato da squadre svizzere e giocatori d' origine straniera, che partecipano insieme a campionati locali e cantonali.
Dallo sport come luogo di gestione del tempo libero al servizio dell' integrazione si passa al progetto denominato " Bus " ,che come mezzo intende facilitare in diversi luoghi di transito gli incontri tra giovani immigrati e svizzeri. Si tratta di un bus a due piani messo a disposizione dal Centro per il tempo libero della città di Martigny (Vallese). Il bus si sposta periodicamente vicino alle scuole,discoteche,supermercati ,centri sociali e musei ed intende facilitare incontri e iniziative culturali per l 'integrazione degli immigrati nel territorio(http://www.terra-cognita.ch/ /projekte).
Questa stessa finalità emerge anche nel recente progetto ,finanziato sempre dall' E.K.A.," Sprache zwischen Elternhaus und Schule" ed organizzato dall' Ufficio scuola della città di Biel. Si promuove l' uso della lingua locale che tra i giovani diviene un mezzo diretto per collegare i componenti della famiglia emigrata e la scuola e per chiarire le difficoltà che si incontrano quotidianamente nei rapporti (http://www.obiettividiunprogettodintegrazione.blogspot.com/) tra scuola,genitori e figli
Il coinvolgimento delle famiglie emigrate compare anche nei programmi d' integrazione del Cantone Ticino con il progetto "Genitori,figli e operatori in una nuova realtà", sostenuto dal DFP- Dipartimento della formazione professionale e della cultura del Cantone. L' iniziativa si rivolge ai genitori dei giovani stranieri iscritti nelle classi dei pre-tirocinio d' integrazione ed ai responsabili dei Centri di accoglienza e delle associazioni umanitarie.Il pre-tirocinio di integrazione,ponendosi tra la scuola dell'obbligo e la formazione professionale,comprende un corso annuale di formazione (a tempo pieno) destinato ai ragazzi stranieri in età tra i 15 ed i 21 anni,residenti nel Cantone e giunti da poco in Svizzera
I progetti di integrazione del Ticino ,come quelli prima presentati per la Svizzera tedesca,presentano alcuni tratti comuni con altri progetti sostenuti dall' E.K.A. di Berna. Dalle esperienze che abbiamo potuto seguire, in diversi progetti emergono chiaramente comuni condizioni nell' area adolescenti e nell' area stranieri. Tutti i giovani immigrati dei diversi gruppi etnici,dagli italiani agli slavi,dagli spagnoli agli albanesi, ai turchi ,presentano nel loro rapporto con la società locale situazioni di incertezza rispetto al sè,all' identità maschile e femminile ed alle conseguenti relazioni di questi giovani nei confronti dei valori di cui sono portatori i loro genitori che da diversi decenni vivono e lavorano in Svizzera.
Ne deriva una prima riflessione che riguarda le problematiche conflittuali tra genitori immigrati e figli di seconda e terza generazione inserite in situazioni cariche di tensioni difficoltà da gestire ed affrontabili solo se c' è nel progetto la presenza di un'associazione o ente sociale o culturale ( scuole, uffici scolastici ,sindacati,enti di formazione) che possono con la loro presenza istituzionale orientare le problematiche e far fronte alle diverse esigenze e impostazioni( http://www.leggerelintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ ).
Una seconda riflessione si rivolge al processo di apprendimento della nuova lingua da parte dei giovani immigrati ( a seconda dei Cantoni tedesco,francese,italiano): con la lingua i giovani apprendono contemporaneamente tratti culturali del vivere sociale e locale che sono in contrasto con quelli del loro Paese d' origine e con quelli veicolati dai loro ambienti familiari .Si tratta di una situazione molto importante e delicata per la formazione dell' identità del giovane immigrato e per il suo processo d' integrazione.
Da non trascurare per le future iniziative in favore dell' integrazione è la terza riflessione che riguarda un altro fattore emergente : la decisione di conservare da parte dei giovani immigrati la cultura del Paese di provenienza,decisione che si rifà al diritto, più o meno riconosciuto dalle istituzioni locali, all'apprendimento della propria lingua materna durante la frequenza della scuola dell' obbligo.
Dall' insieme dei progetti d' integrazione sostenuti dall' EKA emerge sempre più forte il ruolo che lingua e cultura d' origine svolgono nel processo d'integrazione del giovane d'origine straniera, ruolo molto sentito all' interno della famiglia,da parte dei genitori e dei parenti. Di questo aspetto l' EKA ha compreso il rilevante significato,rivolgendo una particolare attenzione alla (http://www.lintegrazioneeledk.blogspot.com/ )partecipazione delle donne e delle madri immigrate alle iniziative d' integrazione, attenzione che finora non c'era stata e che era stata più volte sollecitata dai recenti documenti dell' E.D.K.- Conferenza svizzera dei direttori dell'istruzione - in relazione al ruolo fondamentale della famiglia per l' integrazione e per il successo scolastico dei giovani d'origine straniera.
In questo contesto non da trascurare é quanto emerso nel convegno di Lugano sul tema dell 'integrazione in relazione alle valutazioni espresse dal Consiglio federale, dall' E.K.A. e dall' Istituto di Studi mediterranei di Lugano : il modello svizzero di integrazione è l' esempio più riuscito in una società democratica multinazionale. Essa ha potuto, nelle varie attività integrative espletate, comporre,su iniziativa dei singoli Cantoni, conflittualità e contrasti ,dando evidenza e valore alle diversità dei gruppi etnici presenti in Svizzera.
Nell'attuazione dei diversi progetti multietnici è sortito un modello unico di integrazione ,non esportabile,ma che deve essere conosciuto dagli altri Paesi europei .Teniamo presente che attualmente Paesi come gli Stati Uniti, la Francia e la Germania,coinvolti nei noti e recenti episodi di razzismo ed intolleranza verso la seconda e/ o terza generazione di emigrati stranieri, hanno dovuto constatare lo scarso successo delle loro iniziative per l' integrazione e la loro incapacità,secondo alcuni esperti, a saper distinguere tra etnicità e nazionalità.
Certamente la Confederazione può contare, in rapporto agli altri Stati citati, su due vantaggi istituzionali : da una parte la solida struttura federalista della Svizzera, dall' altra la radicata natura multiculturale della Confederazione ( il cosiddetto quadrilinguismo elvetico)( http://www.rapportosullintegrazioneinsvizzera.blogspot.com/ / ).
Tutto ciò ha permesso la realizzazione di molti progetti d' integrazione ,tutti programmati ed adeguati al contesto locale ed alle esigenze espresse dai gruppi etnici interessati.
Il maggior numero di iniziative si sono realizzate nei Cantoni di lingua tedesca dove maggiore è la presenza di lavoratori stranieri. Ad essi facciamo riferimento in questa breve sintesi che va dai progetti di Zurigo a quelli di Aarau,da Coira a Lucerna, da Basilea a Winterthur( http://www.ecap.ch/ / (Esite).
Con il motto " Da und dort Leben in zwei Welten " nel Cantone Aarau gli immigrati provenienti dall' Italia,Germania,Ungheria,Turchia e paesi dell' ex-Jugoslavia hanno potuto presentare in diverse nostre itineranti la storia della loro vita,con foto,oggetti vari e testimonianze,da quando sono partiti dal loro paese all' arrivo in Svizzera,all' impiego nel settore lavorativo. Ed è proprio alla realtà, " der Betrieb " che nel Cantone di Zurigo il G.B.I.(Gewerkschaft Bau und Industrie)-Sindacato dell'industria e delle costruzioni-realizza alcune iniziative culturali in favore dei lavoratori immigrati (incontri di informazione e formazione, corsi di tedesco di vario livello,corsi di settore),al fine di approfondire il contesto socio-industriale svizzero ,utilizzando le sei lingue dei gruppi etnici più numerosi (italiano,spagnolo,portoghese,serbo-croato,albanese,turco)(http://www.iprogettidelparlezvoussuisse.blogspot.com/ / ) .
Nel contesto migratorio un ruolo fondamentale è svolto dalla lingua locale e dalla sua padronanza, tema sostenuto nel Cantone Coira col progetto " Das Tor òffnen" ed in quello di Zurigo col progetto denomiato " Deutsche Konversation" rivolto alle donne immigrate
Le iniziative del Cantone Lucerna sono rivolte da una parte a sostenere il progetto "Integration dank Partezipation " con il coinvolgimento degli immigrati albanesi alla vita sociale e culturale del territorio, dall'altra con il progetto " Fort und Weiterbildung" si interviene del settore degli immigrati di prima generazione , in maggioranza spagnoli,che,anche dopo il pensionamento,intendono rimanere in Svizzera( http://www.politicadiintegrazionealucerna.blogspot.com/ ).
A Basilea , con l'associazione " Johanna " si organizzano corsi di lingua tedesca per donne di 41 Paesi attraverso il progetto "Lernen im Park " finanziato sempre dall' E.K.A .Sempre a Basilea le donne immigrate trovano occasione di informazione e formazione con il progetto " Deutsch und Integration im Quartier " proprio perchè la donna è una importante mediatrice culturale tra la famiglia e l' ambiente di vita e di lavoro.( http://www.bfm.admin.ch/ /bfm).
Come prima accennato,il recente congresso di Lugano ,organizzato dall' Associazione Amici di mons.Corecco e dall' Unione giuridica cattolici italiani ha sviluppato il tema " Migrazioni e pluralismo religioso "con la partecipazione di insigni relatori svizzeri ed italiani. Sono stati affrontati problemi molto importanti riguardanti la politica degli stranieri in Europa,dagli interrogativi di natura filosofica e teologica ai problemi della povertà e della disuguaglianza, dalla tolleranza alla globalizzazione , alle diverse esperienze di integrazione attuate in quest' ultimo decennio nei Paesi europei.
Attualmente in Svizzera la popolazione straniera raggiunge un milione e 500mila di persone,pari a circa il 22% ; nel 2000 gli stranieri erano un milione e419mila,pari al 19,7o%,nel 2008 sono oltre un milione e 700mila (http://www.bfs.admin.ch/ ).
Tra tutti gli interventi e le successive discussioni tra gli esperti del settore,a Lugano si è avuto conferma del fatto che le migrazioni ,in Svizzera e in tutta Europa, non sono da considerarsi un fenomeno transitorio ,ma costituiscono ormai un dato di fatto con cui le società occidentali ,industrializzate e ricche,dovranno continuare a tener conto e su cui confrontarsi,nella ricerca di soluzioni integrative efficaci e possibilmente concertate tra i Paesi interessati ai fenomeni migratori. In questo ambito ,nonostante alcune lievi modifiche da apportare,la politica svizzera di interazione è stata indicata a modello ,considerato che la Confederazione ha saputo garantire la convivenza pacifica della popolazione con le varie componenti straniere,anche nel settore religioso.(grande è il numero delle religioni presenti in tutti i Cantoni).Così,grazie alla struttura federalista che lascia ai Cantoni la gestione delle iniziative e dei progetti, (http://www.isabern.ch/ /upload),l' integrazione ha potuto svilupparsi nel territorio della Confederazione,evitando episodi e conflittualità spesso emerse in altri Paesi vicini,come per esempio, la Germania,la Francia e l'Inghilterra.
Alla popolazione straniera i poteri amministrativi locali hanno dedicato una serie di interventi che,superando l'ottica degli enti assistenziali privati,sono stati assunti con carattere di priorità in modo istituzionale dalla Commissione federale per gli stranieri ( E.K.A. - Eidgenòssische Konsulative Auslànderkommission ) di Berna( http://www.eka.webservice.de/ /projekte).
Così dall' inizio del 2000 la Confederazione ha stanziato fondi specifici ( a partire da 10 milioni di franchi all' anno- e in progressione ogni anno ) per favorire in diversi settori l 'integrazione degli stranieri in Svizzera,affidando ai singoli Cantoni l'attuazione diretta delle iniziative scelte. I Cantoni si sono dimostrati molto responsabili e sensibili verso le diverse situazioni locali ed hanno saputo programmare e realizzare gli interventi .
Naturalmente è chiaro che il Consiglio federale non può attuare ( http://www.ejpd.admin.ch/ /ejpod) una politica dell 'integrazione senza considerare le opinioni popolari provenienti o prevalenti nei Cantoni e le conseguenti situazioni ed atteggiamenti nei confronti dell' integrazione. In relazione a ciò nei prossimi mesi verranno presentate in Svizzera, ad opera degli organismi federali competenti, importanti iniziative politiche ,quali,per esempio :
A – Il Rapporto annuale “Attuazione del pacchetto di misure d’ integrazione “ che,presentato il 22 agosto 2007 dal Consiglio Federale,è costituito da un protocollo di 45 misure d’integrazione sviluppate da 14 servizi federali con l’appoggio di diverse istituzioni cantonali.
B – Il gruppo di lavoro interdipartimentale per la questione delle migrazioni – GIM -, sotto la direzione dell’Ufficio Federale della Migrazione -UFM- è stato incaricato del coordinamento globale dell’attuazione delle deliberate misure. Ciò è avvenuto durante la riunione del GIM del 14 gennaio 2009. Il pacchetto di interventi e i lavori di attuazione sono stati considerati ampiamente realizzati dai partner del mondo economico,politico e sociale.
C – Il sostegno del Consiglio Federale ai “ Progetti urbani” nelle aree abitative al fine di migliorare la qualità di vita e di promuovere l’ integrazione sociale nei quartieri caratterizzati da una dinamica di sviluppo problematica. L’Ufficio Federale dello sviluppo territoriale (ARE ,che assicura la direzione dei progetto),l’
Ufficio federale della Migrazione(UFM), l’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB),l’Ufficio federale dello sport (UFSPO),il Servizio per la lotta al razzismo (SLR) e la Commissione federale della migrazione hanno lanciato e sostenuto il programma “ Progetti urbani – integrazione sociale nelle zone abitative “, nel quadro di una collaborazione interdipartimentale. Durante la fase pilota di quattro anni ( 2008-2012),il citato programma comporterà complessivamente unici progetti di sviluppo e di rinnovamento dei quartieri.( http://www.ejpd.admin.ch/ / themen)
D – L’ entrata in vigore dal 1. gennaio 2008 della nuova Legge federale sugli stranieri è offerta ai Comuni la possibilità, fondandosi sull’articolo 54 , di vincolare il rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata alla condizione che lo straniero frequenti un corso di lingue o d’ integrazione .Tale obbligo di frequenza di un corso può essere stabilito tramite un accordo d’integrazione. Per i Cantoni che intendono fare uso di questa disposizione ,l’UFM ha elaborato pertinenti raccomandazioni in un modello di “ accordo d’integrazione” ed una guida per l’ impiego di tali accordi . I documenti ,ad eccezione delle raccomandazioni,possono essere adeguati alla situazione specifica dei Cantoni che intendono utilizzare tali indicazioni e tali strumenti . Su di essi e sui modi diversi di attuazione,la televisone svizzera SRG-SSR- Idée Suisse ha dedicato dal 10 aprile 2008 una serie di interessanti servizi dedicati una settimana a “ l’ integrazione : tutti ne parlano “ (http://www.srgssrideesuisse.ch/ ) e seguiti da molto pubblico.
L’articolato percorso degli interventi che abbiamo descritto e degli organismi federali ,cantonali e comunali coinvolti nelle diverse attività finalizzate al miglioramento dell’integrazione nelle comunità immigrate testimoniano il fatto che in Svizzera l’attuazione di progetti in materia di politica d’ integrazione segue vie pragmatiche e, diciamo, orizzontali. Pertanto le posizioni o le possibilità cambiano a seconda del campo d’azione, dell’attore e della situazione politica locale. E questo è il procedere tipico per la Svizzera federalista che, a seconda della sensibilità delle varie parti che compongono la Confederazione , può essere differente ma certamente dinamico ed innovativo. E’ quindi sicuro che la politica d’ integrazione in Svizzera può essere attuata esclusivamente nel quadro,come abbiamo prima presentato, di una stretta collaborazione tra i diversi livelli statali (federale,cantonale,comunale),nonché con l’appoggio attivo di attori privati, in particolare delle parti sociali e delle organizzazioni di immigrati .I livelli e gli attori prima menzionati vengono concretamente coinvolti nella programmazione e realizzazione degli interventi in favore della popolazione immigrata , i cui rappresentanti sono già invitati ai dibattiti sulle attuali tematiche in quattro incontri regionali a Berna(11 febbraio 2009),a Winterthur (27 febbraio 2009), a Lucerna (27 marzo 2oo9),a Losanna ( 31 marzo 2oo9 )( http://www.bfm.admin.ch/ ) . L’obiettivo di questo procedere e di questi dibattiti è sempre quello di stabilire se gli attuali principi della politica svizzera i n materia d’ integrazione vanno nella direzione giusta e sono adeguati alle sfide poste oggi alla politica integrativa. vittorio gazerro -vi ga
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